A me Jovanotti piace. Insomma, leggetevi un testo: è così ... concreto, reale. Non nel senso che lo contrapporrebbe all'astrattismo, ma nelle sue parole ci sono tutte espressioni che richiamano ciascuno dei cinque sensi. E una gioia di vivere che gliela invidierebbe chiunque. E un ritmo contagioso.
La prima cassetta (all'alba dei tempi miei i cd non esistevano) che chiesi ai miei genitori di comprarmi fu proprio di Jovanotti. Beh, a quel tempo era il Jovanotti con il cappellino al contrario, pioniero del rap in Italia, della serie "Ciao mamma guarda come mi diverto".
Con il tempo è mutato in Lorenzo ed è mutato con me. Lui si è fatto più globale, ma non un globale riassuntivo: sperimentatore di ritmi, indagatore dell'esistenza, contaminato dalla vita.
Ascolta il tempo, ci si adatta dentro e lo sconvolge al mio orecchio, pur sempre rispettandolo (il tempo, e anche il mio orecchio) e sempre sorprendendolo.
"Mi piacerebbe conoscerlo", penso. Poi sono sicura di conoscerlo già: vero Giova? No, non è Jova italianizzato, è un Giova davvero. Per queste cose ti paragono a lui, tu non scrivi canzoni e non suoni nel mio auricolare. Ma quando parli e quando scrivi fai lo stesso effetto: contaminato dalla vita e così espressivo nel richiamare i sensi alle tue parole.
E' quasi Natale, Giova, e questo è un posto solo per farti gli auguri, perché la tua vita riesca a delinearsi lungo un percorso più chiaro, ma lasciandoti sempre il mondo di esplorare il territorio attorno. Ricordati di non dimenticare le stelle e di alzare il naso verso di loro, ogni tanto. E fammi sentire ancora un brivido quando prendi e cavalchi la Bezzy, con il vento in faccia e i pensieri nei riccioli dei tuoi capelli.
Auguri Giova, ti voglio bene.
Una castagna.
Alice
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