domenica 30 marzo 2008

Gabriele

Gabriele è un nome ricorrente in questo periodo. C'è un Gabriele che nasce, un Gabriele che si sposa. C'è un Gabriele che muore.
E tornando alla canzone di Bersani, io non vorrei nessun autografo dall'assassino, non voglio nemmeno vederlo in faccia.

"Siete una famiglia bellissima", l'ho detto a tutti loro. Martina mi ha risposto che non è più la stessa famiglia senza Gabri, e Gabri non c'è più. Marti ha ragione. Ma ho voluto illudermi che dentro di lei era rimasto tanto di lui, come dentro ognuna della persone che oggi erano lì. Gliel'ho anche detto, e credo sia vero, perché ognuno di noi durante questa giornata ha tentato di far tornare a galla i ricordi di Gabriele. Non è stato difficile, non era certo uno di quelli che si nasconde.
Gabriele che vende i calendari, Gabriele e le sette magliette, Gabriele e la mazzetta costruita, Gabriele che ne combina una più di tutto quello che si può immaginare.

Giorgio è sceso in strada per vedere cos'era successo, per soccorrere chi eventualmente si fosse fatto male, per chiamare un'ambulanza se ce ne fosse stato bisogno. Ma sul marciapiede ha trovato il figlio.
Giulia è incinta, si è limitata a guardare dalla finestra. Ma ha riconosciuto la scarpa del figlio.

Erano le 21, non erano le 3 di notte. Gabri stava sulle strisce pedonali. La ragazza che attraversava con lui ha solo una gamba fratturata, Gabri invece di più.

Oggi era una bellissima domenica, con il sole e il caldino primaverile. C'erano tanti cappellini verdi, tante gonne blu, ma anche tanti occhi rossi.
Nella stanza accanto alcuni anziani si sorridevano, come quando ci si incontra al bar. Magari nella loro stanza c'era un amico per cui pensavano l'ora fosse giunta all'ora buona. Magari era uno di quegli anziani che "se le tirano dietro", e a un certo punto si può quasi dire che se ne liberino.
Per Gabri non si poteva dire nulla di tutto questo. Assolutamente nulla. Ogni tanto risuonava un "perché?" tra i fazzoletti di qualcuno.
Ho cantato, ho cercato di tenere duro perché era l'unica cosa che potevo regalare a Gabri in quel momento. Era l'unico omaggio che potessi fargli.

Non è stato facile tenere tra le braccia Martina ed Elisa. Non è stato facile vedere la disperazione di Giulia. Non è stato facile deglutire gli sforzi di Giorgio. Non è stato facile pensare a Stefano. Non è stato facile consolarsi con il pensiero di Margherita che nascerà.

Ho ancora un sacco di domande, e solo un paio - quelle più marginali - avranno una risposta.

"Siete una famiglia bellissima", vi voglio davvero tanto bene.
Con affetto,
Alice

Cattiva

Non l'avevo capita quand'era uscita, ma qualche anno dopo, nell'epoca di Cogne, di Erba e di tanti altri, ha senso. Mi chiedevo: ma che stupidate sono? chi si sognerebbe di chiedere un autografo all'assassino? Ora c'è gente che prende il biglietto per esserci, ci sono trasmissioni e telegiornali che sopravvivono sulle cronache di un processo. C'è gente curiosa che se ne interessa come degli uomini di Manuela Arcuri (quella che mette in soggezione tutti gli uomini, a sentir lei).

Posto il testo di "Cattiva" di Samuele Bersani.

Ultimamente sei tu a decidere la strada
Io resto dietro di te
raccolgo i sassi rotondi in una scatola quadrata, ho un passatempo inutile
Sinceramente da un po’ si vive alla giornata
non posso dire di no
usciamo fuori dal quartiere una volta al mese solo di sabato
ma pensa che coincidenza...
Chiedi un autografo all’assassino
guarda il colpevole da vicino
e approfitta finché resta dov’é
toccagli la gamba fagli una domanda
cattiva, spietata
con il foro di entrata, senza visto di uscita
E’ stato lui, io lo so
non credo alla campana degli
innocentisti perchè
anticamente ero io un centurione con la spada e non lo posso difendere
Mi ricordo quando ci fu Galileo e Giovanna D’Arco
ero presente in piazza,
provavo immenso piacere
mi sentivo bene a vedere come si muore,
sono di un’altra razza
Chiedi un autografo all’assassino
guarda il colpevole da vicino
e approfitta finche’ resta dov’é
toccagli la gamba fagli una domanda, ancora
chiedi un autografo all’assassino
chiedigli il poster e l’adesivo
e approfitta finche’ resta dov’è
toccagli la gamba
fagli una domanda
cattiva
spietata
è la mia curiosità impregnata
di pioggia televisiva
comincia un’altra partita...

martedì 18 marzo 2008

Perché le donne stanno così tanto nei bagni pubblici?

Da una mail.

Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: 'MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto' e poi ti mostrava 'la posizione' che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza.

'La posizione' è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, 'la posizione' è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere. Quando 'devi andare' in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt.

Alllora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di 'me la sto facendo addosso'. Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con 'la bambina piccola che non può più trattenersi' e ne approfittano per passare avanti tutte e due! A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è mai); non importa... Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c'è (non c'è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.

Tornando alla porta... dato che non c'è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l'altra ti abbassi i pantaloni e assumi 'la posizione'... AAhhhhhh... finalmente... A questo punto cominciano a tremarti le gambe... perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa 'non sederti mai su un gabinetto pubblico!', così rimani nella 'posizione', ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere 'la posizione' richiede grande concentrazione.
Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo...! non ce n'è...! (mai). Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati.
NO!!! Allora urli 'O-CCU-PA-TOOO!!!', continuando a spengere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il keenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai.

In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l'interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l'altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze... il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero 'non sai quante malattie potresti prenderti qui'.

Ma la debacle non è finita... sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna!

Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino; l'asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un'eternità là dentro.

Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata! A me è capitato una volta, e non sono l'unica a quanto ne so! Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava.

'Perché ci hai messo tanto?' ti chiede irritato. 'C'era molta coda' ti limiti a rispondere. E questo è il motivo per cui le donne vanno in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra ti tiene la porta e l'altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere 'la posizione'. E la dignità.

sabato 15 marzo 2008

Caruso, Carosi e HIV

La vaccinazione terapeutica dovrebbe permettere la convivenza dell'organismo infettato con il virus tale da renderci "portatori sani"della malattia

Parte da Brescia la sperimentazione sugli esseri umani del vaccino terapeutico contro l'HIV. Il via libera arriva dall'Istituto Superiore della Sanità, dopo il superamento della fase preclinica, quella in cui la sostanza in procinto di essere sperimentata sull'uomo è stata prima sottoposta ad un lungo periodo di studio in laboratorio.
La sostanza è risultata non tossica ed efficace, per cui è ora possibile iniziare la prima fase clinica.
Sarà Enrico Garaci, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, ad annunciare l'avvio della sperimentazione in un incontro scientifico in programma per il 27 marzo alla Facoltà di Medicina dell'Università degli Studi di Brescia.
La sperimentazione di fase 1 su una ventina di pazienti, sarà curata, per la ricerca, dal prof. Arnaldo Caruso, ordinario di microbiologia dell'Università e responsabile del Reparto di Microbiologia pediatrica dell'Ospedale Civile, e per la clinica del prof. Giampiero Carosi, direttore dell'Istituto di Malattie infettive e tropicali dell'Università e del Dipartimento Malattie infettive del Civile.

"Studi effettuati dalla mia équipe hanno chiaramente dimostrato come la proteina di matrice del virus HIV, denominata p17, viene rilasciata dalle cellule infette promuovendo la proliferazione del virus e la sua diffusione all'interno del nostro organismo" - spiega Caruso. "Il virus, dopo aver legato la cellula bersaglio ed essere penetrato al suo interno, inizia a replicare. La cellula infettata produce grandi quantità di proteine virali che, in parte, andranno a formare nuovi virus e, in parte, verranno rilasciate nel microambiente extracellulare. Fra queste, vi è la p17 che, interagendo con una molecola espressa sulla superfice di altre cellule bersaglio del virus HIV, le attiva rendendole più suscettibili all'infezione e predisponendole a sostenere una ottimale replicazione virale".
Il prof. Arnaldo Caruso spiega che "se questa proteina venisse a mancare, il virus troverebbe un numero nettamente inferiore di cellule attive e, quindi, capaci di sostenere la replicazione. Una volta che il virus entra nell'organismo, vengono prodotti anticorpi verso zone non funzionali della p17. La proteina p17, infatti, ha un sito attivo molto specifico che non viene riconosciuto come immunogeno (sostanza in grado di provocare una risposta immune, ndr) dal sistema immunitario e, quindi, non attaccato da anticorpi".

A cosa serve la vaccinazione?
Essa ha il ruolo di inoculare nel paziente la sola porzione attiva della p17 resa immunogenica, cioè in grado di promuovere la formazione di specifici anticorpi, attraverso il legame con una proteina trasportatrice. La presenza degli anticorpi diretti verso la porzione funzionale della p17 ne bloccherà l'attività biologica.
"Il risultato finale atteso - continua Caruso - è quello di rallentare enormemente la capacità del virus di replicare e diffondersi nel nostro organismo. L'obiettivo finale della vaccinazione terapeutica, volta appunto ad arginare l'attività biologica della p17, è quindi la convivenza del nostro organismo con il virus dell'AIDS, promuovendo quella condizione clinica, non nuova ad altre infezioni virali, che permette di definire il paziente con il termine di portatore sano".

La ricerca, che porta alla sperimentazione in fase 1 del vaccino terapeutico per bloccare l'attività biologica del virus HIV, nasce da un'idea italiana ed è stata sviluppata interamente a Brescia.
Gli studi clinici volti ad appurare la sicurezza e l'immunogenicità del vaccino si svolgeranno, oltre che all'Istituto delle malattie Infettive del Civile, anche in altri tre centri a Milano, Torino e Perugia.
Terminata la prima fase di studio clinico - che durerà sei mesi ed inizierà probabilmente già prima dell'estate - a fronte di risultati positivi, si procederà ad effettuare la seconda fase di sperimentazione, volta a valutare l'efficacia del vaccino sull'uomo ed applicata, come prevede il protocollo, ad un ampio gruppo di pazienti. La terza ed ultima fase consiste in uno studio multicentrico con la sostanza inoculata ad un campione il più vasto possibile di persone.

Il vaccino che viene sperimentato a Brescia è definito terapeutico perchè è somministrato a persone già infette, anche se nella fase in cui il virus HIV è ancora asintomatico o, comunque, all'inizio della sua aggressionenei confronti dell'organismo. Dunque, un'ulteriore arma, quella del vaccino, per controllare l'evoluzione di una malattia che, malgrado l'evoluzione terapeutica degli ultimi anni, è ancora molto temibile.

martedì 11 marzo 2008

Pomodori ripieni di cous cous

Ricetta per 4 persone

Ingredienti:
- 4 pomodori da riso
- 1 confezione di pesto fresco
- 250 gr di cous cous grana media
- parmigiano
- olio
- sale


Preparazione:
Tagliate la calotta a quattro pomodori grossi da riso. Con un cucchiaino svuotateli lentamente, facendo attenzione a non romperli; metteteli capovolti con un po' di sale per 30 minuti per far uscire l'acqua.
Nel frattempo fate bollire 250 ml di acqua con un cucchiaino d'olio e un pizzico di sale. Versate il cous cous e fate gonfiare per 2-3 minuti. Aggiungete un altro cucchiaino d'olio e fate riprendere la cottura, a fuoco bassissimo, 2-3 minuti sgranando il cous cous con una forchetta. Condite con il pesto e lasciate raffreddare.
Nel frattempo asciugate i pomodori e riempiteli di cous cous al pesto. Cospargete di parmigiano e ricoprite ogni pomodoro con la propria calotta. Cospargete di olio.
Mettete in forno a 180°C: i pomodori sono cotti quando appaiono morbidi ma non sfatti.

Cous cous ricotta e melanzane

Ricetta per 2 persone

Ingredienti:
- 1 melanzana media
- 140 gr di cous cous
- 3 cucchiai di ricotta
- prezzemolo fresco
- olio e olio piccante
- sale

Preparazione:
Pelate la melanzana e tagliatela in piccoli cubetti. In una padella ampia versate 2 cucchiai di olio e 1 di olio piccante. Quando inizia a sfrigolare, versateci le melanzane ed un bicchiere d'acqua. Fate cuocere finchè han raggiunto la consistenza desiderata. Aggiugete sale e abbondante prezzemolo.
Fate rinvenire il cous cous secondo le modalità della confezione, poi aggiungete dell'olio e la ricotta, quindi mischiate.
Aggiungete ora le melanzane.
Può essere servito subito caldo oppure freddo.

Pomodori alla salsa tonnata

Ricetta per 4 persone

Ingredienti:
- 500 gr di salsa tonnata
- 4 pomodori tondi maturi e sodi
- 75 gr di panna fresca
- una manciata di capperi
- sale e pepe

Preparazione:
Mescolate la salsa tonnata alla panna. Affettate i pomodori in fette non troppo sottili e disponetele nei piatti di portata. Versart la salsa sulle fette di pomodori ed aggiungete qualche cappero.

Cous cous freddo alle erbe

Ricetta per 6 persone

Ingredienti:

- 250 gr di cous cous precotto
- 1 mozzarella
- 20 olive nere greche
- 2 cipollotti
- 250 gr di pomodorini ciliegia
- 1 mazzetto di basilico
- 1 ciuffo di prezzemolo
- 3 rametti di menta
- succo di 1 limone
- olio extravergine d'oliva
- sale

Preparazione:
Mettete il cous cous in una grande ciotola. Versatevi sopra 2,5 dl di acqua bollente leggermente salata, mescolate, mettete il coperchio e lasciatelo riposare 5 minuti. Sgranatelo con una forchetta e lasciatelo raffredare.
Tagliate la mozzarella prima a fette e poi a dadini. Mettetela ad asciugare su carta assorbente da cucina. Pulite i cipollotti, eliminando la parte verde più dura, lavateli e tritateli fini. Sgocciolate le olive dal liquido di conservazione. Lavate i pomodori, asciugateli, eliminate il picciolo e tagliali a spicchi. Lavate le foglie di basilico, la menta e il prezzemolo, asciugateli e tritateli finemente.
Versateli sul cous cous e mescolate. Aggiungete i dadini di mozzarella, le olive sgocciolate, il pomodoro, il succo di limone e mescolate. Condite con 8 cucchiai di olio, mescolate e fate insaporire il tutto.
Conservate coperto in frigorifero fino al momento di servire.

sabato 1 marzo 2008

S'i fossi Baudo ('na Pippa)

S'i fossi Baudo... chi avrei preso a fare 'sto festival!?


Allora vediamo chi avrei salvato tra questi qui intanto.

Paolo Meneguzzi. No. Secco. E seccata.
Gianluca Grignani. No. Non mi piace.
Little Tony. Se si fosse presentato con 24000baci sì, ma così no.
Toto Cutugno. No. La canzone non è così brutta ma lui non è abbastanza espressivo.
L'Aura. Ovvio che l'avrei presa, sì! Anche se s'è presentata con la canzone forse più brutta tra le sue.
Anna Tatangelo. No. Ha una bellissima voce ma finché fa il galoppino di (con?) Gigggi non c'è spazio.
Amedeo Minghi. No. Non mi piace.
Mario Venuti. Sì. Però coraggio ragazzo! Quest'anno ha fatto una scelta "popolare" per avvicinare la visibilità che l'altra volta con una canzone un po' più impegnata aveva perso. Non ti preoccupare, caro: ci sono io stavolta, non Baudo.
Gio di Tonno & Lola Ponce. Dubbiosa perché forse potenzialmente possono fare qualcosa. Ma contano i fatti e allora no. Vanno bene per i musical ma non qui. Però la canzone era scritta dalla Nannini e secondo me cantata da lei avrebbe fatto una figura assolutamente migliore. Quindi sì a Gianna Nannini.
Michele Zarrillo. No. Basta.
Fabrizio Moro. Apprezzatissimo l'anno scorso, ma se la tendenza è questa no. Jovanotti mi piace molto, Vasco no, ma comunque metterli insieme per fare un Fabri viene male. Piuttosto faccio spazio e dico sì a Jovanotti.
Tiromancino. Ehm bho non ho ascoltato. Rivedo dopo. A priori comunque non li avrei bastonati.
Frankie Hi Nrg Mc. Io ero rimasta a Quellichebenpensano. E mi piaceva. Comunque non mi convince molto: mi sembra una bella idea mal riuscita. Ammetto la mia ignoranza, ad ogni modo no.
Finley. No, grazie.
Mietta. No, non mi ha mai convinta.
Max Gazzè. Sì! E se si porta anche Paola Turci e Marina Rei ancora meglio! Altrimenti, se non lo fa, convoco la Rei da sola. Ma in trio mi sembrano ottimi, li prenderei così.
Sergio Cammariere. Sì. Anche se mi viene difficilissimo oramai guardarlo in faccia: mi si sovrappone la figura imitata da Lucia Ocone che sbatte contro un bidone della spazzatura, o che si gira con quel visino dopo aver sparecchiato il tavolo di un bar.. asd
Eugenio Bennato. E io che pensavo esistesse solo Edoardo. Così come la sento ora la canzone non mi esalta così tanto. Ma l'altra sera con Petra Montecorvino mi era piaciuta di più. Forse perché la cantava lei più che lui. Va beh, accettiamoli come coppia: sì a Eugenio Bennato con Petra Montecorvino.
Francesco Tricarico. Mi fa un'impressione quest'uomo.. secondo me è spostatissimo! Ma imparare a cantare? Direi di no, ma mi farebbe piacere se scrivesse per lasciare interpretare a qualche altro artista. Anche se a quel punto non avrebbe più senso perché è la sua interpretazione che completa il senso del suo pezzo.

Loredana Bertè. Sì, perché no? E' pazza come Tricarico, però sa cantare.

Elio e le Storie Tese. Assolutamente sì, avanti popolo!


Dunque, ricapitolando, su 20 artisti ne ho approvati 6 e sostituiti 2. Poi ne ho aggiunto 1 dal Dopofestival. Quindi ho solo 9 esibizioni valide (beh dai pensavo decisamente peggio):
- L'Aura
- Mario Venuti
- Gianna Nannini
- Jovanotti
- Max Gazzè con Marina Rei e Paola Turci
- Sergio Cammariere
- Eugenio Bennato con Petra Montecorvino
- Loredana Bertè
- Elio e le Storie Tese

Devo andare alla ricerca degli altri 11 (in realtà ho anche i Tiromancino in sospeso).
La cassetta dei suggerimenti è aperta!

Trofeo Brixia