giovedì 20 dicembre 2007

Lorenzo


A me Jovanotti piace. Insomma, leggetevi un testo: è così ... concreto, reale. Non nel senso che lo contrapporrebbe all'astrattismo, ma nelle sue parole ci sono tutte espressioni che richiamano ciascuno dei cinque sensi. E una gioia di vivere che gliela invidierebbe chiunque. E un ritmo contagioso.

La prima cassetta (all'alba dei tempi miei i cd non esistevano) che chiesi ai miei genitori di comprarmi fu proprio di Jovanotti. Beh, a quel tempo era il Jovanotti con il cappellino al contrario, pioniero del rap in Italia, della serie "Ciao mamma guarda come mi diverto".

Con il tempo è mutato in Lorenzo ed è mutato con me. Lui si è fatto più globale, ma non un globale riassuntivo: sperimentatore di ritmi, indagatore dell'esistenza, contaminato dalla vita.
Ascolta il tempo, ci si adatta dentro e lo sconvolge al mio orecchio, pur sempre rispettandolo (il tempo, e anche il mio orecchio) e sempre sorprendendolo.

"Mi piacerebbe conoscerlo", penso. Poi sono sicura di conoscerlo già: vero Giova? No, non è Jova italianizzato, è un Giova davvero. Per queste cose ti paragono a lui, tu non scrivi canzoni e non suoni nel mio auricolare. Ma quando parli e quando scrivi fai lo stesso effetto: contaminato dalla vita e così espressivo nel richiamare i sensi alle tue parole.

E' quasi Natale, Giova, e questo è un posto solo per farti gli auguri, perché la tua vita riesca a delinearsi lungo un percorso più chiaro, ma lasciandoti sempre il mondo di esplorare il territorio attorno. Ricordati di non dimenticare le stelle e di alzare il naso verso di loro, ogni tanto. E fammi sentire ancora un brivido quando prendi e cavalchi la Bezzy, con il vento in faccia e i pensieri nei riccioli dei tuoi capelli.

Auguri Giova, ti voglio bene.
Una castagna.
Alice


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Now playing: Jovanotti, Pau Dones - (Storia di un) corazon

sabato 15 dicembre 2007

Reveries are what I long for

Domani se suona la sveglia tu lasciami dormire, perché stanotte farò tardi: voglio cantare.
Zump zump, stoc! Sviuii... Si staccano le dita dalle corde e vi si abbattono inesorabili come un colpo di cannone festoso.
Un concerto fantastico, una L'Aura strepitosa, un quartetto fantastico (gli GnuQuartet), un violoncellista superbo, nonché arrangiatore sopraffino e geniale.
Un pubblico un po' stronzo; non si può fare bagarre in due ma ci abbiamo provato, tanto più che le pedane sembravano fatte apposta per battere i piedi!
Brani da un po' qui e un po' lì, tutti ben riusciti, con L'Aura che a un certo punto si è scrollata di dosso qualche goccia di rugiada del mattino e ha deciso grintosamente di "farsi serata".
Ottimi anche i due brani di De André così rivisitati, assolutamente sinceri.
Luci opportune, che con sottile maestria accompagnavano ogni movimento di corda, vocale o strumentale che fosse. Indimenticabile.
Irraggiungibile.
Forse il pubblico aveva paura di rompere quella palla di cristallo: è rimasto stupefatto a bocca aperta, e non riusciva più a sbloccare la mandibola e partecipare davvero. Forse non ha capito che poteva essere protagonista della sua propria vita e di quelle emozioni vibranti: non era solo un sogno di carta e la bolla non sarebbe esplosa!
Io personalmente non ho risparmiato niente di me: mani, piedi, gambe e cosce, testa, collo, and soul - anima & voce.
Ah, dimenticavo. Non è carino scordarsi di chi ha aperto il concerto: Angela Kinczly, interessante appartizione. Non me ne voglia se però tutta la mia attenzione va a qualche minuto più in là.
La comparsa di L'Aura mi ha esteticamente sorpresa: sembrava un incrocio tra un abat-jour e la tipica ragazza bresciana del paese che prova a vestirsi bene ("elegante"?) e finisce per somigliare al qualcuna del club delle vecchie mogli. Quell'abito non rende giustizia a nessuna.
L'Aura voce e piano, e forse proprio su quest'ultimo ha trovato il coraggio di dare una svolta alla serata (pubblico stronzo o mandibole bloccate insieme alle altre giunzioni?).
Ho in mente un susseguirsi e sovrapporsi di luci calde e mani, che ritmicamente sprigionano scintille da una cassa (mi si perdoni l'estrema ignoranza), guidando un archetto o pizzicando una corda, oppure solleticando l'aria.
Sì lo so che c'era anche un flauto e non ne ho fatto menzione: è perché ho una certa antipatia per i flauti, ma ammetto che era ben amalgamato, non ci avrei rinunciato ed effettivamente l'ho apprezzato. L'equilibrio giace sul fulcro di ogni cosa.
Io amo il violoncello. E come si fa quando scopri che il violoncellista è proprio quello che non appena l'hai guardato in viso ti si è messo l'alluce sull'attenti!? Poi gira che ti racconta che ti si dice che è il responsabile penale dei magnifici arrangiamenti che hanno reso quei brani, già noti, così diveri, nuovi e vicini, vitali, avvolgenti.
Chi me lo fa fare domattina di alzarmi a studiare anatomia patologica?!?? Mondo ingiusto e crudele. Lo dico con gli occhi della verità.

C'era un cartello giallo con una scritta nera, diceva
"Addio Bocca di Rosa, con te se ne parte la primavera"

I link sono d'obbligo (e per chi legge è d'obbligo visitarli):
- L'Aura
- GnuQuartet
- Angela Kinczly

Orgogliosa del prodotto della mia terra (bresciana).. ancor meglio, no?


Ps.
Quando ho detto ai miei "vado a sentire L'Aura" avevo paura che non percepissero l'apostrofo e mi credessero invischiata in una folla di bimbette sviolinate per Laura Pausini. No no no.


mercoledì 5 dicembre 2007

L'ombra lunga del Colosseo

Hold your breath

giovedì 18 ottobre 2007

She's always a woman to me


She can kill with a smile She can wound with her eyes She can ruin your faith with her casual lies And she only reveals what she wants you to see She hides like a child But she's always a woman to me

She can lead you to live She can take you or leave you She can ask for the truth But she'll never believe you And she'll take what you give her as long as it's free She steals like a thief But she's always a woman to me Oh, she takes care of herself She can wait if
she wants She's ahead of her time Oh, and she never gives out And she never gives in She just changes her mind She will promise you more Than the Garden of Eden Then she'll carelessly cut you And laugh while you're bleedin' But she'll bring out the best And the worst you can be Blame it all on yourself Cause she's always a woman to me She is frequently kind And she's suddenly cruel She can do as she pleases She's nobody's fool But she can't be convicted She's earned her degree And the most she will do Is throw shadows at you But she's always a woman to me

Billy Joel (1977)

martedì 16 ottobre 2007

Semplicevolezza

Mi piacerebbero delle cose semplici. Non come quell'equazione di Framingham, piena di simboli e numerini. Certo, è vero, l'evento è complesso. Ma mi piacerebbe tanto una di quelle cose semplici che spiegano l'impossibile, nata così, nella semplicità più disarmante. "Toh, mi è caduta una mela sulla testa". Questo genere di cose. Disarmante come un E=mc2. Perché è lì che ti dice tutto e nello stesso tempo ti fa sentire impotente e piccolo nella sua semplicevolezza. Ma in realtà ti propone un concetto strabiliante, rivoluzionario: il tempo come la quarta dimensione dello spazio. Una cosa che bam! ti dà un colpo in testa e ti stordisce e tu ti chiedi "ma come?!" e via tutte le tue certezze in un bel sacchetto con i resti della mela che ti sei mangiato prima.

Certo, poi qualcuno commentava ironicamente: a cosa serve? a chiedere "scusi mi sa dire che ore sono?" e sentirsi rispondere "800 metri"? :P
Io rido di queste battute, piacevolmente, ma in realtà spero che chi crea la battuta non stia denigrando il concetto di fondo, cioé spero che abbia capito qualcosa di quello che ci stia dietro. Insomma, ci rido ma non ci credo.

Rido anche delle battute cattive sulle donne, ma non per questo ci credo e penso che le donne siano un branco di idioti con le pere. Beh qualcuna sì, altrimenti non esisterebbero queste barzellette.
Tipo quelle che cita la Littizzetto, quelle della pubblicità in cui il treno si ferma e l'aria, che proviene da fuori ma che ricircola attraverso i circuiti all'interno della carrozza, infarcisce l'abitacolo di un odore sgradevole. Le genialoidi cosa fanno? Estraggono dalla borsetta un assorbente e lo mettono sul filtro dell'aria. Una cosa abominevole e disgustosa.

Geniale, semplice e disarmante. Mi devo preoccupare?

venerdì 14 settembre 2007

Scarabocchi di bidue

C'era una volta una matita. Era un po' consunta, la mina non perfetta, il tratto un po' sbavato. Era una matita che passava tutto il giorno a far calcoli su calcoli, su fogli di ogni dimensione, al centro della pagina, qui e là a casaccio e poi alla fine anche negli angoli più remoti della pagina, e tra i pochi spazi liberi tra i segni già lasciati. Così si consumava, poi veniva ritemperata, ma si consumava ancora.
Ed era così che arrivava a sera. Stanca e non con l'aspetto migliore, di quello che tutte le matite hanno quando le vedi appuntite e in ordine nel barattolo del cartolaio.
Eppure, sapete.. una matita è tale solo quando voltandosi può vedere dietro di sè i segni del suo consumarsi. Che non le procura noia, per quanto possa essere faticoso, ma la fa vivere.
Quella sera la matita non avrebbe voluto essere posata a fianco delle risme di fogli ancora da riempire, ad aspettare che la luce del giorno svegliasse la mano che l'avrebbe fatta scorrere.
Avrebbe tanto voluto che adesso, il silenzio della stanza fosse rotto dalla luce della lampada sulla scrivania. Avrebbe desiderato che una mano calda la stringesse e l'appoggiasse su un foglio. Bianco o colorato non importava. Nemmeno le dimensioni. Ma aveva un sogno nel cassetto: voleva danzare perché la mano ne facesse un disegno, voleva che quella mano se ne servisse per parlare delle bolle di sapone della sua testa, per riempire una goccia di rugiada, per tracciare un confine lontano, per perdere il confine tra l'ombra e la luce, nelle pieghe di una sfumatura. E chissà, magari avrebbe potuto in certi momenti essere lei a guidare quella mano: si sarebbe fatta carico di quelle dita e le avrebbe portate su di sé verso un palcoscenico illuminato da poche luci, giusto qualche faretto, dove una creatura dai capelli espressivi avrebbe dato il la a un canto magico, dal sapore di sogno. Quel la avrebbe messo in vibrazione tutte le molecole della matita, le avrebbe scosse come l'aria che si frange frizzante sulle spalle di un piccolo aeroplano. E dalla mina sarebbe nata una traccia piena, a tratti sottile e a tratti più incisiva, ma sempre piena di quella creatura dai capelli espressivi, che nel frattempo ciondolava la testa e le dita sul sogno di uno spazio infinito dove solo i riccioli trovano la strada dell'impareggiabile.
Fissava la porta, quella matita. Ma niente. E allora la matita si volta verso la lampada spenta, la fissa un po', tira un ultimo sospiro, ripensa alla mano e ai capelli. E con un po' di nostalgia, chiude gli occhi mentre si rotola dall'altro lato, che anche per stanotte è rimasto solo un sogno nel cassetto.

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Now playing: Giovanni Allevi - Cassetto

giovedì 6 settembre 2007

Big Luciano



Delle emozioni, dei brividi e della luce della tua voce

domenica 2 settembre 2007

Vendo piadine sul lago

Vendo piadine sul lago. Quando ne ho. Altrimenti faccio caffé. Caffé. Un altro caffé. Due grazie. I cappuccini non mi piacciono, la schiuma non viene mai.
E' piuttosto sporco qui, diciamo che il ragazzo di prima non era una gran massaia e forse non gliene fregava niente.
Faccio un po' fatica a studiare, dipende sempre da quanta gente c'è. E oggi c'è stato un via vai mica male. Non so quanti caffé ho fatto.

Vorrei essere un venditore di piadine sul lago. Ci penso sempre quando vado a dormire, quando poggio i capelli sul cuscino con la luce spenta e penso che invece dormire con un sacco a pelo su un materassino a terra sarebbe sicuramente più scomodo. Ma la felicità non è cosa comoda racchiusa in un batuffolo di cotone soffice.
La mattina il venditore di piadine si alza presto. Io sempre un po' più tardi, e mi chiedo che luce ha aperto i suoi occhi oggi, quanta solitudine assaggerà oggi e che cosa danzeranno i suoi tasti.

Vorrei disegnare il viso al venditore di piadine sul lago. Vorrei disegnarlo con un sorriso.



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Now playing: Ludovico Einaudi - I Giorni

mercoledì 29 agosto 2007

Replay

Samuele Bersani












Dentro al replay fra miliardi di altri ci sei
e non hai scia luminosa d'auto anche di periferia
come i sogni che farai o prenderai a noleggio
quando ti addormenterai con le scarpe sul letto.

Dentro al replay con la testa girata un po' in su
da fotografia ci sei anche tu prima di andare via
"se rimango ancora qui è come se morissi
e guardandomi allo specchio ad un tratto sparissi".

Cadono le stelle e sono cieco
e dove cadono non so

cercherò, proverò, davvero
ad avere sempre su di me
il profumo delle mani

riuscire a fare sogni tridimensionali
non chiedere mai niente al mondo
solo te

come una cosa che non c'è
cercando dappertutto
anche in me

ti vedo.

Dentro al replay per un attimo c'ero e anche lei
ma in quel momento qualcosa ho cancellato si è fermato il tempo,
la sua regolarità e come se morissi
è sparita anche la luna, è cominciata l'eclissi.

Cadono le stelle allora è vero
e io non so se ci sarò
dove andrò
non lo so se lo merito o no
se correggerò gli effetti dei miei guasti nucleari
se troverò il coraggio
ti telefono domani
e più sarò lontano e più sarò da te
dimenticato e muto come uno che non c'è
tornerò, tornerò davvero
a sentire su di me
profumo delle mani
di notte io farò sogni
tridimensionali
senza chiedere mai niente al mondo
neanche a te
senza chiedermi perché
ti vedo dappertutto
anche in me
ti vedo

domenica 26 agosto 2007

Baci protoplasmici

Camillo Golgi e Santiago Ramòn y Cajal, insieme e contrapposti, riuscendo a trovare come visualizzare al microscopio la materia neuronale fino ad allora informe e quasi incomprensibile, diedero inizio ad un'epoca di scoperte. Insieme ricevettero anche il nobel.
In realtà si tratta di due personaggi che nella loro carriera si sono sempre fatti la guerra, propugnando teorie opposte. L'evolversi delal storia rivelerà più esatta quella di Cajal, che partendo dalla scoperta fondamentale di Golgi al microscopio, elaborerà una teoria più corretta sull'interpretazione delle cellule neuronali. Cellule che Golgi non voleva vedere, arroccato su una posizione per cui quelle erano solo fibre e tutte in contatto tra loro.
Due uomini contrapposti anche per la personalità, l'uno quasi burbero e l'altro estremamente gentile. Ma entrambi ostinati. Ed impegnati in quell'universo nuovo per loro tanto affascinante.
Un fascino tale che Cajal descriveva così il passaggio degli impulsi nervosi da un neurone all'altro:

"baci protoplasmici (...) che sembrano costituire l'estasi finale
di un'epica storia d'amore"

giovedì 23 agosto 2007

Jazzmatic


Per praticità presunta.

Era caduta una goccia d'acqua, ero rimasta così sorpresa dal suo rumore. Avevo ascoltato i ruscelli. E il silenzio dei ghiacci, così come quello dell'arida calura.



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Now playing: Giovanni Allevi - Jazzmatic

martedì 24 luglio 2007

Sabato notte

Mina

Sabato notte sabato notte sabato notte il tempo si fermerà
e mille mille luci hanno acceso il Central Park di New York
mentre una tromba improvvisando dice così:
My love, my love, my love
ovunque tu sei ovunque tu vai la notte è con te!

Sabato notte sabato notte sabato notte via Veneto mette il frac
il vento vola carezzando la città.
Nell'aria azzurra sento una voce che dice ancor:
Amor, amor, amor
ovunque tu sei ovunque tu vai la notte è con te!

Sabato notte sabato notte sabato notte sorride felice il cuor
col passo più leggero verso l'alba che verrà me ne vo
girovagando fantasticando sogni d'amor
perchè perchè perchè
ovunque tu sei ovunque tu vai la notte è con te!

lunedì 2 luglio 2007

Candele

1. L'occorrente
  • Una vecchia pentola in cui mettere l'acqua per sciogliere la cera in bagnomaria.
  • Dei vecchi pentolini in cui mettere la cera da sciogliere; noi abbiamo ricavato questi pentolini dalle scatole di latta del caffè e dei pelati; tagliando la scatola e ripiegando poi la parte ritagliata in modo da formare un manico, lo abbiamo rivestito con i tubi di cartone della carta da cucina, per non tagliarci.
  • Un vecchio coltello per tagliare a pezzi le candele "recuperate" da fondere.
  • Un taglierino, una forbice e degli stecchini da spiedino.
  • Una bomboletta di olio silicone spray, oppure olio da tavola, per "ungere" gli stampi.
  • Filo di ferro o graffette per fissare gli oggetti messi all'interno della candela (fette di arancio, bastoncini di cannella, ecc.).
  • Gli stampi: in commercio si trovano degli stampi per candele in plastica o in lattice, ma si possono anche usare degli stampi ricavati da scatole del caffè oppure dai cartoni del latte; si può scegliere qualsiasi forma, l'importante è che poi si possa sfilare la candela una volta che questa si è raffreddata.
  • Un apriscatole, utile per tagliare il bordo della latta del caffè che altrimenti impedirebbe alla candela di uscire.
  • Dei pastelli a cera oppure cera colorata (utilizzando ad es. vecchie candele colorate) da sciogliere insieme alla cera per colorarla.
  • Un nastro di carta per chiudere il buco nello stampo (es. cartone del latte) necessario per fissare lo stoppino.
  • Degli stoppini ricavabili da comuni cordini oppure da vecchie candele. Per comodità, per alcuni tipi di candela, si può usare anche una intera candela come stoppino.
  • La paraffina! Questa può essere ricavata in vari modi: dalle vecchie candele, facendole a pezzi e levandogli lo stoppino; comperandola in grani nei colorifici o nei negozi di belle arti; direttamente dalle cererie, in tal caso otterrete un enorme risparmio ma dovete comperare sacchi da 20/30 Kg.

Di solito la cera comperata presso i negozi o le cererie è già miscelata con una minima parte di stearina e quindi non dovete preoccuparvi di comperare anche quest'ultima che ha lo scopo di aumentare il punto di fusione della candela per farla durare di più. Per contro le candele con poca stearina sono più trasparenti e si prestano meglio a creare candele artistiche. Nei negozi si trova anche la cera in granellini già colorata che sembra sabbia (cristalli di cera): con questa potete realizzare delle candele senza bisogno di fonderle, basta infatti mischiare a piacere vari strati di cera di colore diverso in un bicchiere od una ciotola trasparenti.


2. Gli stoppini
In commercio si trovano stoppini già preparati, cerati o non cerati. Si possono però preparare anche in casa. Se si stanno facendo delle candele "tradizionali" (ossia con la paraffina!) è sufficiente prendere un pezzo di filo di cotone ed immergerlo nella cera liquida e lasciarlo
solidificare, ripetendo un paio di volte l'operazione. In alternativa si possono anche usare stoppini "riciclati" da candele già fatte; oppure, a seconda delle candele che si stanno realizzando, è consigliabile usare come stoppino una candela pronta (come quella della foto). Lo stoppino può anche essere non cerato: infatti, una volta che lo si è sistemato al centro dello stampo e colato la cera, questo automaticamente si impregna di cera liquida e quindi diventa cerato. Quando si accenderà la candela, per effetto di un processo di osmosi, si cererà anche la parte di stoppino che esce dalla candela e che non si è cerato durante la colata; in altre parole: per effetto del calore che si sprigiona nell'accensione, la cera intorno allo stoppino diventa liquida e viene "succhiata" dallo stoppino come se questo fosse una spugna.

Per esperienza possiamo dire che la scelta dello stoppino non è poi così critica, si possono scegliere di vari diametri, quello che importa è trovare un giusto rapporto tra lunghezza della fiamma (lunghezza dello stoppino che prende fuoco) e diametro della candela, infatti se la fiamma è troppo alta, si sprigiona troppo calore e si scioglie troppa cera, di conseguenza la fiamma si abbassa fino a spegnersi. Se lo stoppino non era troppo alto il processo si stabilizza da solo e la candela non si spegne. Se invece l'accensione parte con uno stoppino corto, la fiamma si stabilizza più facilmente. Infine, se l'accensione parte con uno stoppino troppo corto, la fiamma tende a spegnersi perché lo stoppino tende a consumarsi più velocemente della cera che ha intorno. L'intensità del calore sprigionato oltre che dalla lunghezza dello stoppino dipende anche dal suo diametro.

Lo stoppino può essere aggiunto in diversi modi:
  • Prima della colata: si fissa lo stoppino allo stampo facendolo passareper un buco che poi andrà energicamente chiuso con più passaggi dinastro adesivo da un lato e tenendolo teso dall'altro lato semplicementearrotolandolo ad uno stecchino da spiedino messo di traverso.
  • Durante la colata: si fissa una candela al centro dello stampo ed inseguito si cola la cera (di solito si usa questo metodo per candelemedio-alte, per dare stabilità alla candela stessa).
  • Mentre la candela solidifica: mettendo un ferro da calzamaglia al centrodella candela e tenendolo in posizione fino al raffreddamento (occorre ogni tanto rigirare sul posto il ferro in modo da non farlo aderire alla cera e facilitarne l'estrazione ). Se non si ha a disposizione un ferro allora si può usare un bastoncino da spiedino, in tal caso occorre però rigirarlo più volte altrimenti diventa impossibile l'estrazione una volta che la candela si è solidificata. Una volta estratta la candela dallo stampo si estrae il ferro e si inserisce al suo posto lo stoppino.
  • A candela solidificata: con un ferro da calza arroventato si pratica a più riprese (quando il ferro si raffredda occorre riscaldarlo di nuovo) un buco nel mezzo della candela già solidificata e si inserisce poi lo stoppino.

Il procedimento è molto semplice:
  • Mettere la cera da sciogliere nei pentolini e mettere questi nella pentola a bagnomaria.
  • Regolare la fiamma in modo che l'acqua arrivi quasi all'ebollizione: attenzione a non far bollire l'acqua ed evitare che schizzi di acqua entrino nella cera. La temperatura ideale è di circa80°C.
  • Attendere che la cera si sciolga ed aggiungere dei pezzetti di pastello per colorarla, mescolando bene. Un consiglio è quello di mettere piccoli pezzetti di pastello fino ad ottenere la tonalità dicolore desiderata: è importante ricordare che la cera liquida è sempre più chiara della cera solidificata; per verificare il colore provare a far solificare un pezzettino di cera prima di procedere con la candela. Non esagerare con il pastello poiché se messo in eccesso forma degli inestetici grumi che possono rovinare la candela.
  • Mentre la cera si sta sciogliendo pulire lo stampo e spruzzare al suo interno in modo regolareil silicone, in questo modo la candela, una volta raffreddata, si staccherà facilmente dalle pareti. Usate il silicone anche se lo stampo è il cartone del latte e quindi ha le pareti già cerate: si facilita il distacco e rende la candela più lucida.
  • A seconda dello stampo scelto, lo stoppino andrà aggiunto prima di colare la cera oppure dopo (vedi sopra).
  • Una volta che è stata colata la cera nello stampo occorre aspettare che si raffreddi; poiché raffreddandosi la paraffina diminuisce il proprio volume tenderà a formarsi un avvallamento dellacandela che andrà colmato con altra cera liquida. Per non fare vedere l'avvallamento e l'inestetico tentativo di coprirlo, è consigliabile usare come base di accensione della candela quella che durante la colata si trova in basso: praticamente è bene "capovolgere" la candela!. Il tempo di solidificazione dipende dal diamentro della candela ed è di solito di qualche ora; sarà la candela stessa a "dire" quando si è rafreddata, infatti solo quando questa è completamente fredda si assiste ad un restringimento che ci permette di sfilarla con facilità. Se non si riesce a sfilare una candela o non avete unto lo stampo, oppure non è ancora del tutto fredda, quindi bisogna attendere.
  • Per accelerare la solidificazione si può immergere la candela nell'acqua fredda, ma è importante che la candela si raffreddi con gradualità, quindi non mettetela nel frizer altrimenti si crepa, rendendo così vano il vostro lavoro.