E se ti invitassi a fare un giretto insieme, in automobile, sfrecciando nella notte, tanto per perdere tempo, verresti con uno sconosciuto come me? Verresti? Sii sincera. Non verresti? Uno, perché non mi conosci e perché la mia barba di tre giorni non te lo consiglierebbe. Due, perché che senso avrebbe salire in macchina con uno che non si conosce, per lo più di notte. Eppure ti dico che non rischieresti nulla, forse solo qualche discorso banale ed un po’ di puzza di sigaretta. Magari fumi anche tu, ed hai già finito le sigarette. Ed una sigaretta in compagnia te la fumeresti anche volentieri, magari non con me, che spesso sono silenzioso e che non sono nemmeno il tuo tipo. Ma non dobbiamo mica fare nulla, tranne che parlare e dividere un po’ di fumo! Scusa se penso questo, ma non ci trovo nulla di male, almeno dal mio punto di vista. Io mi conosco abbastanza, sai. Non sono Landru e non ti farei del male, non ti torcerei nemmeno un capello. E poi, al di là di tutto, non penso proprio di avere una faccia che possa incutere timore. Se vuoi i Pooh o Julio Iglesias, beh, quelli non ce li ho. Ma posso rimediarti un nastro di Lucio Battisti o anche di Ligabue. Ti faccio scegliere anche l’arbre magique. Ne ho due, uno alla vaniglia ed uno al pino silvestre. Piuttosto che andarcene a casa, in questa notte placida ed illune, potremmo barattare un po’ di storia privata, il racconto di qualche sogno infranto. Lo so, lo so, che è una proposta davvero bizzarra.. Ma la notte può tutto, c’è la complicità e la disposizione al dialogo sommesso e confidenziale. Quello che viene viene, anche nulla, anche solo due tiri di sigaretta, pur di non rinchiuderci nella nostra solitudine, quando il buio ci rende simili ai Titani, capaci forgiare il mondo e di scalare le montagne, come in una sublime illusione. Verresti a fare un giro con me? Ho la macchina parcheggiata proprio qui di fronte a questo bar aperto fino a tarda notte, il bar degli ultimi disperati che sono rimasti senza fumo o con pochi spiccioli da giocarsi alle macchinette del poker elettronico, delle guardie giurate che giocano a fare gli sceriffi con le loro stupide pistole.
Te lo leggo negli occhi, che non ti passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello di accettare la mia proposta. Ma io non me lo sognerei nemmeno di chiederti quello che sto pensando. Uno, perché nonostante tu sia una discreta figa, sono solo cose che uno pensa così, tanto per pensare. Due, perché, forse, tu sei una grande noia, magari neanche fumi, fai discorsi banali e ti senti ’sto cazzo, ed io non ho per niente voglia di sfrecciare nella notte insieme a te.
domenica 26 novembre 2006
giovedì 23 novembre 2006
Tu
E chi se lo sarebbe aspettato?! Differenza tra desideri e aspettative. Solo che, come al solito, anche questa volta le uniche ad essere soddisfatte saranno le aspettative. Mi rimarranno solo pochissimi fotogrammi, pochissimi respiri, scattati velocemente, rubati con occhio lesto. Però... ecco, è così che avrei pensato, qualcuno come te. Così vorrei, credo. Così credo di volere. Così voglio credere. E se così sentissi? Ma non tu, troppi casini, meno male che tutto si chiude, meno male che non ha potuto degenerare. Perché non tu? Peccato non ci potremo conoscere. Peccato non potremo mai sapere. Per lo meno, non potrò. Un'impronta. E se...?!
... / (...)
... / (...)
sabato 18 novembre 2006
Notti
Claudio Baglioni
notti di nessuno
notti sfrigolanti di lampioni
notti raggomitolate sui termosifoni
notti di telefonate a letto
notti di tivù private
occhi naufraghi di gatti sul tetto
notti per star su
notti in macchina a parlare il vetro basso per fumare
notti di canzoni vecchie ancora buone da cantare
notti buie come un forno
notti insonni prima di un gran giorno
notti dure di illusioni
lunghe e scure di caffè
notti di treni frettolosi che attraversano stazioni e scuotono valigie e cuori
notti illuminate di parole grosse e di rumori
notti uscite da una festa
notti con i bigodini in testa
notti e nuvole più grandi del cielo
e il gelo di un autogrill
e se stanotte tu mi fossi accanto
stanotte che ti voglio e non sai quanto
e se potessi fare in modo che Roma non fosse lontana per te
tu che sei stata e sarai tra le persone più mie
tu che mi stai nei quattro angoli del cuore
ridammi indietro questo amore
l'amore delle mani tue
notti assonnate di lancette che sbucciano i minuti
e pioggia dietro ai vetri a cordicelle
notti di alberi fioriti di nuovi amori e nuove stelle
notti di un antifurto disperato
notti volanti di polizia
notti di un amore disgraziato
notti senza compagnia
notti di strade spalancate di vento
notti e già ne avrò passate cento notti e quante notti amare ad aspettare te
notti di nessuno
notti sfrigolanti di lampioni
notti raggomitolate sui termosifoni
notti di telefonate a letto
notti di tivù private
occhi naufraghi di gatti sul tetto
notti per star su
notti in macchina a parlare il vetro basso per fumare
notti di canzoni vecchie ancora buone da cantare
notti buie come un forno
notti insonni prima di un gran giorno
notti dure di illusioni
lunghe e scure di caffè
notti di treni frettolosi che attraversano stazioni e scuotono valigie e cuori
notti illuminate di parole grosse e di rumori
notti uscite da una festa
notti con i bigodini in testa
notti e nuvole più grandi del cielo
e il gelo di un autogrill
e se stanotte tu mi fossi accanto
stanotte che ti voglio e non sai quanto
e se potessi fare in modo che Roma non fosse lontana per te
tu che sei stata e sarai tra le persone più mie
tu che mi stai nei quattro angoli del cuore
ridammi indietro questo amore
l'amore delle mani tue
notti assonnate di lancette che sbucciano i minuti
e pioggia dietro ai vetri a cordicelle
notti di alberi fioriti di nuovi amori e nuove stelle
notti di un antifurto disperato
notti volanti di polizia
notti di un amore disgraziato
notti senza compagnia
notti di strade spalancate di vento
notti e già ne avrò passate cento notti e quante notti amare ad aspettare te
venerdì 17 novembre 2006
Insieme
Quante cose che non sai di me...
Quante cose che non puoi sapere...
E sentire fa rumore... fa rumore camminare...
Pi Esse.
Ladro. Bugiarda.
martedì 14 novembre 2006
Tutto è bene quel che finisce bene
Ieri non avevo saputo come prenderla, ma ci ho pensato un po' su e oggi ti posso dire che qualche momento di "crisi n*******a" ogni tanto è bene che ci sia, perché ti obbliga a vedere con occhio diverso il lavoro che stai facendo, perché magari coinvogli gli amici e loro sanno darti letture e punti di vista che tu da solo difficilmente avresti preso in considerazione, perché ti arrabbi e ti sbatti solo se ci tieni tanto, perché dai un senso a quello che stai facendo.
E in tutto questo la testa gioca un ruolo fondamentale. Bisogna mettercela, certo, ma bisogna soprattutto sapercela mettere. Perché è talmente ricca di possibilità che non è così facile riuscire a gestirla. Così magari si finisce per arrovellarsi e sfinirsi, puntare su obiettivi sbagliati, fossilizzarsi su una visione del proprio lavoro che sfugge dal quadro completo della situazione e fa perdere i punti di riferimento.
L'importante è rendersi conto di quando si arriva ad un punto morto. E da lì si ricomincia, ma non uguale a prima, si cambia! Il cuore ce lo metti sempre, è solo la testa che ogni tanto va presa a pugni: le capate fanno male ma ti risvegliano da quel circolo vizioso.
E in tutto questo la testa gioca un ruolo fondamentale. Bisogna mettercela, certo, ma bisogna soprattutto sapercela mettere. Perché è talmente ricca di possibilità che non è così facile riuscire a gestirla. Così magari si finisce per arrovellarsi e sfinirsi, puntare su obiettivi sbagliati, fossilizzarsi su una visione del proprio lavoro che sfugge dal quadro completo della situazione e fa perdere i punti di riferimento.
L'importante è rendersi conto di quando si arriva ad un punto morto. E da lì si ricomincia, ma non uguale a prima, si cambia! Il cuore ce lo metti sempre, è solo la testa che ogni tanto va presa a pugni: le capate fanno male ma ti risvegliano da quel circolo vizioso.
venerdì 10 novembre 2006
Il dramma del giovedì sera
Come ogni volta che si va ad allenarsi, passo a prendere Angi sulla strada della piscina, previo squillino quando arrivo nei pressi della sua via. Così ieri sera. Ma, mannaggia, il suo cellulare risulta spento e la mia batteria frigna fino a che mi da la buonanotte in anticipo. Semplice, giunta davanti al numero 17 (woooow) scendo e suono il campanello.
Mi risponde Angi: - chi è? (chi vuoi che sia, se stasera c'è l'allenamento e a quest'ora passo sempre io)
- Alice
Poi rientro in auto, la aspetto lì. Non è che stasera faccia tutto questo freddo, ma non vedo perché devo rimanere fuori insciarpata. Angi arriva al cancellino e mi fa segno di scendere. Ora, dico, non è che abbiamo tutto questo tempo. L'allenamento comincia tra un quarto d'ora. Tempo che arriviamo in piscina e ci cambiamo, vedrai che non c'è tutta questa abbondanza di minuti. Non mi sembra il momento adatto per mostrarmi tipo che so... l'ultima torta di tua madre (che poi me la sogno in acqua). Ma non dico nulla e scendo.
- C***o ci fai qui?
- Andiamo in piscina, no?!
L'espressione di Angi muta in qualcosa che insinua un tarlo nella mia mente... dove ho sbagliato!?
- Ma Ali....
Evidentemente ho sbagliato qualcosa. Ma cosa!?!?!? Che giorno è? Io pensavo fosse giovedì. Non è giovedì!? Cerco qualche segnale che mi possa far dire sì è giovedi oppure no non è giovedì, ma sono così impanicata che non mi viene in mente assolutamente nulla. Non rispondo.
- Ali, sono le 8e un quarto
- E allora!?
Ancora non capisco. Ma alla fine è giovedì o no?!
- Ali, l'allenamento è a NOVE e un quarto
:-/
Con tutte le cose che ho da fare, mi metto pure a buttare via un'ora del mio tempo.... Ma dove ho la testa!?!?!??!?!
Mi risponde Angi: - chi è? (chi vuoi che sia, se stasera c'è l'allenamento e a quest'ora passo sempre io)
- Alice
Poi rientro in auto, la aspetto lì. Non è che stasera faccia tutto questo freddo, ma non vedo perché devo rimanere fuori insciarpata. Angi arriva al cancellino e mi fa segno di scendere. Ora, dico, non è che abbiamo tutto questo tempo. L'allenamento comincia tra un quarto d'ora. Tempo che arriviamo in piscina e ci cambiamo, vedrai che non c'è tutta questa abbondanza di minuti. Non mi sembra il momento adatto per mostrarmi tipo che so... l'ultima torta di tua madre (che poi me la sogno in acqua). Ma non dico nulla e scendo.
- C***o ci fai qui?
- Andiamo in piscina, no?!
L'espressione di Angi muta in qualcosa che insinua un tarlo nella mia mente... dove ho sbagliato!?
- Ma Ali....
Evidentemente ho sbagliato qualcosa. Ma cosa!?!?!? Che giorno è? Io pensavo fosse giovedì. Non è giovedì!? Cerco qualche segnale che mi possa far dire sì è giovedi oppure no non è giovedì, ma sono così impanicata che non mi viene in mente assolutamente nulla. Non rispondo.
- Ali, sono le 8e un quarto
- E allora!?
Ancora non capisco. Ma alla fine è giovedì o no?!
- Ali, l'allenamento è a NOVE e un quarto
:-/
Con tutte le cose che ho da fare, mi metto pure a buttare via un'ora del mio tempo.... Ma dove ho la testa!?!?!??!?!
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