domenica 26 febbraio 2006

Tetto d'ossigeno

Deliri aDR3NAlinici - Blog di un neurone solitario

Saltello da una tegola
... a un'altra ...
... a un' a l t r a . . . .
Danzo sul mio equilibrio.

B r u c i o nell'ossigeno che a f f l u i s c e o v u n q u e . . . .
Sotto di me la domenica pomeriggio "d e l v i l l a g g i o" dorme.
Qualcuno sopra le loro teste urla...

"QUI TUTTO E' PERSO, TUTTO VA A FUOCO"


Io sto s o l o r i p r e n d e n d o l ' o s s i g e n o che mi è dovuto.



Libertà.
Leggerezza.

sabato 25 febbraio 2006

Montagna di sabbia

E così hai voglia di parlare con qualcuno. Con tutte le opportunità che hai avuto, proprio ora ti deve venire alla mente un pensiero simile?! Sono giorni su giorni che tenti di non spiccicare una parola e ti va di cambiare marcia proprio in questo momento?! E se il mondo avesse altro da fare? Già, perché è così. Ognuno ha gli affari suoi da fare in questo momento, nessuno risponde agli appelli che hai lanciato. Lascia perdere.

Così riaffiorano volti e nomi a cui vorresti aggrapparti. E guarda un po'... sono tutti lontani. E dì la verità. Te li scegli apposta così. Perché la lontananza impedisce loro di venire a contatto con i tuoi periodi chiusi. Tranne uno. Uno fra loro è più vicino ma c'è un muro invisibile tra voi, costruito da voi, dalle vostre indiffrenze, dai vostri dubbi, dalle cose che sempre avete cheisto e mai cercato. Ma non disturberai. Chissà cosa ti lega. Forse una confidenza che non pensavi di riuscire a fare. Riposta lì. Riposa lì. E a dire la verità speri che se la sia dimenticata, che non abbia capito quanto era importante (in realtà dubiti che esista qualcuno che possa prenderla sotto gamba).

Scaccia tutto. Copri. Buttaci sopra quintali di sabbia. Ahah! Non ti sei nemmeno preoccupata di scavare una buca e buttarci tutto! Hai semplicemente creato un cumulo abnorme di sabbia! E credi che nessuno lo noti?! Stolta!

Sì, ma a volte le persone sono attratte da tante lucine inutili che riescono a comportarsi come nulla fosse anche quando sulla strada che percorrono tutti i giorni compare all'improvviso una montagna di sabbia. E io spero in cuor mio che sia così.

Adesso hai finito? Ti è passata la voglia di parlare? Sembra di sì. Per il momento. Ma la montagna di sabbia io la vedo, perché l'ho costruita io.

lunedì 20 febbraio 2006

L'animale master

Nuotatori del Carroccio

Sapete cos'è un MASTER? No? Aiutino? Ok , un master è uno con una passione. Cioè, è una persona un po' strana o un po' speciale, dipende dai punti di vista. E' una persona, uomo o donna o altro che sia, che ad un certo punto della sera o della giornata sente una irresistibile attrazione per l'acqua. E vi giuro che non gli passa se non riesce a calarsi due o tre kilometri di vasche. In piscina, ovviamente. Non stiamo certo parlando di ceramiche da bagno. In seguito quasta irrefrenabile voglia arriva anche di sabato e di domenica, tanto da sentire la necessità di confrontarsi in altre piscine con suoi simili, in competizioni chiamate da alcuni "GARE". Ed ecco il punto. Il master è una specie animale che trova il suo ambiente naturale dentro una piscina (dev'essere a causa di una deficienza metabolica, che richiede forti assunzioni di cloro dall'esterno, ma la comunità scientifica è ancora divisa sulla questione). Ed è anche un animale sociale, ovvero necessita di un gruppo di consimili per poter praticare le proprie attività preferite. Questo gruppo normalmente ha un capo-branco, detto "coach", ed un numero variabile di individui maschi e femmine, ciascuno con vari ruoli e specializzazioni. Ad esempio, tra i quattro fondamentali, si citano: il delfino, la rana, lo stile libero ed il cosiddetto dorso. I misti vengono lasciati ad alcuni individui un po' più tosti (o più stupidi ad accettare ..vedete voi). Se il gruppo non esiste i master si danno un gran da fare per costituirne uno nuovo il più velocemente possibile...

Il cuore

Il cuore ha le dimensioni di un pugno chiuso
e ha una forma simile ad una pera
con la punta rivolta verso il basso
Il cuore è l'organo simbolo dell'amore,
segue il ritmo delle emozioni.
Normalmente in una persona adulta
il cuore si contrae 60-70 volte al minuto.
In una persona innamorata molte di più.
A volte si arriva a 100 senza rendersene conto.
Il cuore è l'ultimo ad andarsene
Lui continua a battere
anche quando viene sottratto all'organismo,
anche quando la persona amata ti abbandona,
anche quando tu non vuoi più soffrire.
Non sei più tu che comandi,
quando sei innnamorato.
Quando il tuo cuore batte forte per un'altra persona
non sei più tu che comandi.
E' lui.
...........
In questo manuale si attraversano le arterie più calde dell'amore.
L'uomo non sa perché si innamora.
L'uomo viene travolto e basta.
A volte diventa ridicolo,
a volte confuso,
a volte addirittura pericoloso.

(Dal film: Manuale d'amore)

("Ed è con la mano che accarezzo il volto sulle cui labbra poso lieve la buona notte")

Teach Me Again

Elisa, Tina Turner

What's it to walk on a silent road,
to be thirsty and wait for - wait for the rain?
What is it like?

You wake me up with a ray of light,
tell me a joke and if you don't know one, never mind!
Can't we just look at the sun

and live a lifetime in a day
like some butterflies? Not quite the same!
A lifetime in a day
in which we learn to fly out of our cage!

So what is the smell of summer like?
And what is the sound of your heart when you're running?
And what is to be fearless like?
And what is to have nothing in mind but plenty of space?

In this place there's the law of the strongest
but we confuse the weak with the one that makes big mistakes
and the strong with the perfect

And live a lifetime in a day,
we're like some butterflies? Not quite the same!
A lifetime in a day,
in which we learn to fly out of this cage!

So what is the smell of summer like?
And what is the sound of your heart when you're running?
And what is to be fearless like?
And what is to have nothing in mind but plenty of space?

Teach me again! Teach me again! Please..

mercoledì 15 febbraio 2006

Cronaca in diretta di un 50ra

Nuotatori del Carroccio

...ecco, lo sapevo, me lo avevano detto. Quando esce il tuo numero, non c'è niente da fare: è uscito il tuo numero! Al fato non si comanda. Ed infatti, il display rosso con il numero 79 brilla sopra la mia testa, come un presagio malefico, davanti al banchetto delle chiamate. La strizza mi incrampa tutto quello che ancora funziona dalla vita in su. Il cuore batte come un orologio svizzero, sì, ma dopo che ci è passato sopra un camion. Le orecchie fischiano. Sento il mio nome come se mi chiamassero dal fondo di un pozzo, ed il numero della mia batteria. Le gambe non vogliono muoversi, ma improvvisamente mi trovo davanti al blocco di partenza. Qualcuno mi scuote. Hey, l'ho già visto prima, da qualche parte... ma sì, è uno dei tanti Master, che si incontrano sulle gradinate delle piscine. Combinazione, è nella corsia di fianco alla mia. Mi sorride calmo calmo e mi fa: allora, dai, visto che vai più forte di me di sicuro mi tirerai la volata. Ma come fa a essere coooooosì calmo!!! E' persino felice! Diamine, io ho un nervoso addosso che potrei ingoiare gli occhialini! Dei fischi ! Accidenti, tocca a noi. Devo salire sul blocco. Come in un sogno sento la mia mano che spazza via l'acqua dal ruvido della superficie del blocco. Poi lo stesso ruvido sotto i miei piedi. Le bandierine ballano la giga davanti a me. Finalmente il richiamo "aaaaa posto" e dopo un'eternità (ma saranno 2 secondi) la tromba! Via! Improvvisamente uno schiaffo freddo e mi ritrovo nell'acqua della corsia. E' uno schock, ma le mie braccia e le mie gambe stanno già andando da sole, quasi senza che me ne renda conto. Sento l'aria entrare ritmicamente nei polmoni, man mano che la mia testa entra ed esce dall'acqua. Sotto di me scorre la striscia blu del fondo. Con la coda dell'occhio mi sembra di vedere il compagno appena conosciuto, dietro di me, le sue mani che solcano l'acqua nella bracciata. Ancora un colpo ed ecco il muro. Tocco, virata, le gambe si distendono e si riparte! Ma l'affanno incomincia a prendermi. Le braccia sono pesanti, le gambe non vogliono saperne! Accidenti, devo accelerare il ritmo. Concentrati concentrati! Uno due uno due uno...le braccia fanno sempre più fatica, ma la fine è vicina: ecco il giallo del tabellone. Ancora uno sforzo... Toccato! Non mi sembra vero, ho toccato. E' andata. Il respiro è affannoso, sembra che i polmoni divorino l'aria, mentre ne caccio giù a grossi sorsi. Ma la tensione è sparita, di colpo. Sento il mio corpo rilassarsi velocemente, mi giro, ed ecco nella corsia di fianco lo stesso sorriso di prima, gli stessi occhi vivaci che mi guardavano e mi incitavano sul blocco di partenza." E' l'amico di un tempo breve, breve quanto un cinquanta rana. Ma eccolo lì bello fresco che mi chiede come è andata. E' arrivato prima di me, l'ho intravisto mentre mi superava. Adesso sono felice. Siamo arrivati tutti e due. Mentre usciamo dalla vasca ci stringiamo la mano. Lui 65 anni, io 35. E' Giuseppe, classe 1936, atleta nonchè grande appasionato nuotatore Master. Quanto mi ha insegnato oggi, il Giuseppe, in 40 secondi? Qualcosa che forse, se non fossi stato un MASTER, non avrei imparato nemmeno in quaranta anni...

Costruire

Niccolò Fabi

Chiudi gli occhi e immagina una gioia
molto probabilmente penseresti a una partenza
ah si vivesse solo di inizi, di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora
penseresti all'odore di un libro nuovo, a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare, al giorno prima della festa
al 21 marzo, al primo abbraccio, a una matita intera, alla primavera
alla paura del debutto, al tremore dell'esordio
ma tra la partenza e il traguardo

nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è potere e sapere
rinunciare alla perfezione

ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo la sua conclusione
così come l'ultimo bicchiere, l'ultima visione
un tramonto solitario, l'inchino e poi il sipario
tra l'attesa e il suo compimento,
tra il primo tema e il testamento

nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione

ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve

martedì 14 febbraio 2006

Desenzano 2006

Bellissimo! Due giorni veramente splendidi! Anche per me che gli unici panni che posso vestire sono quelli dell'umile spettatore (e a ragione)! Grazie a tutti ma proprio a tutti quelli che hanno partecipato, a quelli che ci hanno fatto sentire i brividi, a chi ha reso dei momenti davvero spettacolari! Perché lo spettacolo si è visto davvero! Grazie!!!!!!!!!!!!!!!!!
E in particolare:
- superlativo Colombo che ha fatto il record mondiale di categoria (M45) sui 100mx con 1.00.29! In batteria secondo a un centesimo da Parabola! Come ci si mangia le dita, mannaggia la rana! Poi il caso volle che in quel momento le due squadre GAM Team e Fiorentina Nuoto fossero sulle gradinate l'una accanto all'altra, ognuna a tifare per il suo beniamino!
- grandissimi Sara, sempre combattiva, e Daniele che han fatto proprio delle belle gare, soprattutto Daniele sui 100sl che si è migliorato di parecchio (ma che ricostituente avrà usato?!)!
- bravo Anthony, che nonostante la delusione per il risultato, si è comunque cimentato per la prima volta in una nuova gara piuttosto impegnativa. Come si dice... l'hai provata, ora ci si lavora sopra!
- formidabile Angela che con la sua fascinosa intelaiatura... ops! ingessatura, ha conquistato gli occhi del bell'omo della landa di là! Sarà per via di questa distrazione che non è riuscita a filmare l'unica gara che le si era raccomandata?!
- peccato per la falsa partenza del Maori che ha suscitato un "noooooo" corale dal pubblico intero, perché quell'ultima batteria dei 200sl si sapeva sarebbe stata combattutissima!
- grazie al coach che al ritorno si è lasciato andare in una profonda discussione sul mondo del nuoto, a tratti gettandoci nella depressione, a tratti facendoci sentire toghi (chi più, chi meno.. ovviamente io meno!)
- bidoni a quelli di Gardone che dopo i cinquantini sullo sl di sabato sono scomparsi e nemmeno il giorno successivo li ha più visti nessuno... non si fa così!
- complimentoni alla Corsico Nuoto Master che ha vinto nella Classifica di Società! Compattiiiii!

sabato 4 febbraio 2006

Le mie parole

Samuele Bersani

Le mie parole sono sassi, precisi, aguzzi
pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese.
Sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi
che accendono negli occhi infinite attese.
Sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate poi centellinate.
Sono frecce infuocate
che il vento e la fortuna sanno indirizzare.

Sono lampi dentro a un pozzo cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato.
Sono foglie cadute, promesse dovute,
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate.
Sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio,
tracciate e poi dimenticate.
Le parole che ho detto oppure ho creduto di dire, lo ammetto.

Strette tra i denti, passate, ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate.

Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare.
Son giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire.
Sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare.
Fanno come gli pare, si perdono nel buio per poi ritornare.

Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovresposte per il troppo sole.
Sono questo le parole. Dolci o rancorose,
piene di rispetto oppure indecorose.
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno, un altro prima di partire.
Le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire.

Strette tra i denti, risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate.

Spade fendenti, al buio sospirate,
perdonate, da un palmo soffiate.

Lettera quasi bianca ad una quasi amica

da Stefano

Ecco, non so da dove cominciare, che noi che amiamo scrivere, quando vogliamo dire per davvero, subiamo una duplice condanna, che abbiamo la parola troppo facile che con fatica l’arginiamo, ma nello stesso tempo ne percepiamo il peso e il contrappeso, specifico ed estetico, e ad ogni frase cresce la paura di creare parole unicamente belle e non credibili.
E s’accartoccia carta nel cestino, destino di parole che suonano incrinate come un’argilla modellata bene e cotta male in forno. E allora ti viene voglia di fare come il pesce che la bocca muove ma non esce la parola e devi stare lì oltre la boccia a scrutare le labbra per intendere. Ma no, non voglio cedere alla tentazione paralitica di mandarti un foglio bianco che tu possa riempire al meglio, questa volta voglio dire e si fottano le parole maledette e inadeguate. Sai, una cosa ho imparato dai bambini che tutti, quando li vedono tristi o sofferenti, si trasformano in pagliacci come bastasse una risata estorta per sistemare le cose, che poi è solo la nostra ansia che spegniamo in qualche modo. Occorre altro invece che non siano risa, magari lacrime o banali orecchie ad ascoltare, la sintonia insomma. E con un uomo od una donna è uguale, che non si cresce mai abbastanza e ancora avremmo bisogno ma non sappiamo chiedere e non sappiamo dare.
Che potrei dirti che lo scrivere è un male minore ma incurabile e che perciò ti devi rassegnare a conviverci, altro che temere di non essere più in grado. E forse ti strapperei un sorriso, ma non lo dico, sai. Preferisco che mi sai al tuo fianco, almeno il tempo di questa rapida lettura che dietro ha molte parole finite nel cestino.