giovedì 20 ottobre 2005

19 ottobre (part II)

Aspetto un sms e scrivo storto come quando ero bambina. Lo sono ancora se voglio. Sono un camaleonte. A nutty chameleon. Così ho unito due mostri sacri, disastrous and divine. Come le parole che non ricordo. L'elettricità scorre nei miei piedi, mi attraversa il corpo, risale. Pulsa nei miei piedi, le mie radici, è la terra che si nutre di me o sono io che mi nutro di lei. L'amore della musica. Due amanti che si mordono, si strappano di dosso brandelli di memorie, si denudano nella loro vergogna che è vanto e gloria. Un ritmo che riempie le mani. Le dita. Scorrono, si fanno strada. Il foglio scivola sotto l'inchiostro della penna. Incurante. Il mondo è una bolla, ha pareti lisce e viscide ma è così ipnotico. È fragile e per questo mi piace. Perchè è la sfida più grande quella contro il caos di un lampo di luce dalla metro che scheggia, urla e grida la sua frenesia. Ma dentro di me l'aria vibra incostante eppure è incessante il suono che produce pizzicando leggera le corde. E siamo più semplici di quello che piangiamo con la testa affogata nel cuscino. Dentro un mondo di piume che ricadono appesantite della polvere che offusca i miei occhi. Trovi rifugio e tana solo nel cuore. Il nodo dell'albero. Avevo dimenticato che non posso farne a meno. Il mondo può tornare a danzare ed i miei passi sfioreranno la terra nuda.

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