domenica 26 novembre 2006

E se ti invitassi a fare un giretto?

E se ti invitassi a fare un giretto insieme, in automobile, sfrecciando nella notte, tanto per perdere tempo, verresti con uno sconosciuto come me? Verresti? Sii sincera. Non verresti? Uno, perché non mi conosci e perché la mia barba di tre giorni non te lo consiglierebbe. Due, perché che senso avrebbe salire in macchina con uno che non si conosce, per lo più di notte. Eppure ti dico che non rischieresti nulla, forse solo qualche discorso banale ed un po’ di puzza di sigaretta. Magari fumi anche tu, ed hai già finito le sigarette. Ed una sigaretta in compagnia te la fumeresti anche volentieri, magari non con me, che spesso sono silenzioso e che non sono nemmeno il tuo tipo. Ma non dobbiamo mica fare nulla, tranne che parlare e dividere un po’ di fumo! Scusa se penso questo, ma non ci trovo nulla di male, almeno dal mio punto di vista. Io mi conosco abbastanza, sai. Non sono Landru e non ti farei del male, non ti torcerei nemmeno un capello. E poi, al di là di tutto, non penso proprio di avere una faccia che possa incutere timore. Se vuoi i Pooh o Julio Iglesias, beh, quelli non ce li ho. Ma posso rimediarti un nastro di Lucio Battisti o anche di Ligabue. Ti faccio scegliere anche l’arbre magique. Ne ho due, uno alla vaniglia ed uno al pino silvestre. Piuttosto che andarcene a casa, in questa notte placida ed illune, potremmo barattare un po’ di storia privata, il racconto di qualche sogno infranto. Lo so, lo so, che è una proposta davvero bizzarra.. Ma la notte può tutto, c’è la complicità e la disposizione al dialogo sommesso e confidenziale. Quello che viene viene, anche nulla, anche solo due tiri di sigaretta, pur di non rinchiuderci nella nostra solitudine, quando il buio ci rende simili ai Titani, capaci forgiare il mondo e di scalare le montagne, come in una sublime illusione. Verresti a fare un giro con me? Ho la macchina parcheggiata proprio qui di fronte a questo bar aperto fino a tarda notte, il bar degli ultimi disperati che sono rimasti senza fumo o con pochi spiccioli da giocarsi alle macchinette del poker elettronico, delle guardie giurate che giocano a fare gli sceriffi con le loro stupide pistole.

Te lo leggo negli occhi, che non ti passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello di accettare la mia proposta. Ma io non me lo sognerei nemmeno di chiederti quello che sto pensando. Uno, perché nonostante tu sia una discreta figa, sono solo cose che uno pensa così, tanto per pensare. Due, perché, forse, tu sei una grande noia, magari neanche fumi, fai discorsi banali e ti senti ’sto cazzo, ed io non ho per niente voglia di sfrecciare nella notte insieme a te.

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