lunedì 1 gennaio 2007

1 gennaio 2007

Comincia bene. Comincia con una sorpresa.

Comincio a pensare. Si mette male. Rapida involuzione dei pensieri che scalano veloci la vetta e da lì in cima guardano in basso, verso la città mille luci e frastuoni. Lì dove un anno e tutti i precedenti hanno costruito. Lì dove rapida e solerte muove le mani, volge lo sguardo, fissa e scivola via.
Qui l'aria è buona e si respira bene. Qui se prendi un bel respiro senti i polmoni gonfiarsi. Qui la mente è leggera, della stessa consistenza di una nuvola soffice. Non c'è smog, né nebbia. Se cade e solca una guancia la senti. Ma non lo fa, perché è dentro che cade. La senti uguale. E bagna tutto quello che trova nel suo percorso. Bagna e infiamma insieme. Arriva lì. Brucia. Ma è un attimo e passa.

Il lago al tramonto. Quei colori che hanno preso il posto della mia pelle per alcuni minuti. Quel respiro di cui avevo bisogno. Il mondo che mi ridona vita e che io mi ostino a non voler incontrare ancora. Un senso di pace e vita. Mi manca. Lo so. Lo dico sempre. Eppure guardami laggiù nel mondo delle macchine sbuffanti come se non lo sapessi.
Prendimi e portami via da lì. Non per sempre, non a lungo. Solo di tanto in tanto, per tornare ad assaporare tutto questo. Per tornare a sentire fino alle dita dei piedi questa terra che mi ha dato tanto. Per alleggerirmi. Per dare un senso. Per non pensare. Perché siano loro a danzare, per godermi lo spettacolo, per sapere come va.
Poi rimettimi dove sai. Io vivo lì.

E allora cosa stai facendo? Schiava di te e della polvere che si posa.
Mi brucia la gola.
Sempre divisa tra te e te stessa. E il mondo trova spazio un po' qui e un po' là. Te lo dividi. Me lo incastro, mi ostino a trovargli la forma di cui ho bisogno. Ma quando indosso le cuffie lo faccio anche per non ascoltare alice. Non ho ancora imparato e non mi interessa ancora.
Per sempre.
Finché dura.
Chi decide?

Tanta paura per quest'anno che viene, ma ci sono e saprò prendermi le mie responsabilità.
Non basta, questo l'ho sempre fatto. Scegliere con responsabilità, è qui che vorrei vedermi più convinta.
Ti scrivo perché sapere cosa voglio è un bel problema.
Ti scrivo perché ho bisogno del tuo azzurro, del tuo sapore sulla pelle, di riempirmi gli occhi e ubriacarmi dentro.

Stesa su un prato umido col naso al nitido lassù. Nelle narici il vento che mi è stato compagno. Sette lettere e un accento. Irraggiungibile e leggera. Svanisce e scompare se solo un suono la sfiora.

Ricordi graffianti, sensazioni che bruciano. Vorrei ma non posso. Impossibilità logiche. Logica inversa. Perché. Sospeso nello spaziotempo.

Vomita e rigetta. Sei lettere, due suoni lunghi. Un ricciolo in alto, una curva ampia, un attimo e non c'è più.

Si fa tardi. Non ho scritto quello che volevo. Non importa, ho scritto quello che è venuto. Perché tu mi insegni che c'è un tempo per ogni cosa. Ora è tempo di andare e noi abbiamo tutto il tempo che vuoi. Se lo vuoi.

Vuoi-cosavuoi-lovuoi-sappiamocosastiamofacendo-(sì.no)-ariamimancalaria-ancoratu-nodo-marmo-assenzaditempo-blocco-urlasilenti-nonsipuò.

Nessun commento: