Sulla moto non ci sarei mai venuta. Te l'avevo detto un milione di volte e rimarrei della stessa identica idea anche ora. Non è che non mi fidassi di te come pilota, il fatto è che il mio approcio al mezzo è iniziato dal basso: raccogliendo per strada. Oppure sentendo la storia del mio allora ragazzo che stava per rimetterci l'osso del collo. Quindi, sulla moto mai.
La colazione al lago. Per questa probabilmente aspettavi la stagione un po' più mite. E ci sarei venuta volentieri. Sì, credo proprio che stavolta avrei accettato.
E poi la storia del quadrato. Non la saprò mai. Avevi detto che me l'avresti spiegata ma oramai... non si può.
Ultimamente mi chiamavi Pupillona. Hihihi. Alcune sere stavi lì a fissarmi per un po' e poi mi dicevi "una volta ti spiegherò". Ora hai gli occhi chiusi, così come le labbra. Non mi fisserai più e non spiegherai più nulla.
Una delle prime volte che ci siamo visti avevi deciso di chiamarmi Flebo. Tu e gli altri ve ne stavate lì attaccati alla tv per vedere "Distretto di Polizia". Lo sapevo benissimo che non dovevo disturbarti in quei momenti. Ma le mie chiavi erano nell'armadietto in quella stanza. Allora sono entrata pianissimo, mi sono mossa pianissimo, lenta, senza far rumore, e me ne sono uscita in silenzio. E tu pensavi che quel ritmo fosse il mio al naturale!
E poi "una botta di vita". Una scena fantastica, non me la dimenticherò mai.
E i miei scatti felini. Anche per questo mi osservavi, scommetto che certe volte cercavi di prevederli. Una Gatta.
I tuoi viaggi, tanti ancora non me li avevi raccontati. E il tuo sorriso. E le tue storie strane. E tu.
Venerdì ho girato per un'ora l'ospedale da un reparto all'altro cercandoti. Alla fine ho scoperto dov'eri: in sala operatoria. Sono tornata più tardi, ma eri in risveglio. Sabato mattina ho saputo non avrei più avuto l'occasione di una colazione al lago con te, che mi spiegavi quella tua teoria sui quadrati e le personalità.
Ciao Gianmauro, ti prometto che domani ti accompagnerò anche io sui monti di Heidi in cui eri nato. Sono già d'accordo con Ivan, passerà a prendermi lui. Un abbraccio (o è tardi?)
La colazione al lago. Per questa probabilmente aspettavi la stagione un po' più mite. E ci sarei venuta volentieri. Sì, credo proprio che stavolta avrei accettato.
E poi la storia del quadrato. Non la saprò mai. Avevi detto che me l'avresti spiegata ma oramai... non si può.
Ultimamente mi chiamavi Pupillona. Hihihi. Alcune sere stavi lì a fissarmi per un po' e poi mi dicevi "una volta ti spiegherò". Ora hai gli occhi chiusi, così come le labbra. Non mi fisserai più e non spiegherai più nulla.
Una delle prime volte che ci siamo visti avevi deciso di chiamarmi Flebo. Tu e gli altri ve ne stavate lì attaccati alla tv per vedere "Distretto di Polizia". Lo sapevo benissimo che non dovevo disturbarti in quei momenti. Ma le mie chiavi erano nell'armadietto in quella stanza. Allora sono entrata pianissimo, mi sono mossa pianissimo, lenta, senza far rumore, e me ne sono uscita in silenzio. E tu pensavi che quel ritmo fosse il mio al naturale!
E poi "una botta di vita". Una scena fantastica, non me la dimenticherò mai.
E i miei scatti felini. Anche per questo mi osservavi, scommetto che certe volte cercavi di prevederli. Una Gatta.
I tuoi viaggi, tanti ancora non me li avevi raccontati. E il tuo sorriso. E le tue storie strane. E tu.
Venerdì ho girato per un'ora l'ospedale da un reparto all'altro cercandoti. Alla fine ho scoperto dov'eri: in sala operatoria. Sono tornata più tardi, ma eri in risveglio. Sabato mattina ho saputo non avrei più avuto l'occasione di una colazione al lago con te, che mi spiegavi quella tua teoria sui quadrati e le personalità.
Ciao Gianmauro, ti prometto che domani ti accompagnerò anche io sui monti di Heidi in cui eri nato. Sono già d'accordo con Ivan, passerà a prendermi lui. Un abbraccio (o è tardi?)
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