Usciva, e come un rivolo scorreva sulla mia mano, affamato di spazio costruiva sempre nuovi letti in cui scorrere. Mi insudiciava la mano.
Usciva, come la vita se ne usciva da quel corpo inerte, da quel nulla senza ragione, da quell'ammasso pesante di carne e di alcool.
Troppo alcool quella sera.
E siamo a due. Se non tre.
Ma l'altro mi aveva fatto schifo, mi ripugnava. Per tutta la notte non ero riuscita a pensare che a quel corpo privato della sua identità, deturpato, come senza dignità.
Solo più tardi mi accorgerò di tutto il resto.
E stavolta come sarà? Come diavolo si fa a ridursi così!?
Sento che scorre sulla mia mano.
Ad ogni soffio d'aria che entra nelle sue narici e nella sua bocca, sulla mia mano il rivolo si fa più corposo e riceve una spinta in più.
Mi fa schifo anche questo.
Sono a venti centimetri dalla mia mano. E dal suo orecchio.
Sulla mia mano quel liquido è maledettamente caldo, e ogni volta che il versamento è incoraggiato dall'aria introdotta dall'esterno, non posso che constatare quanto cavolo è caldo l'interno di un corpo. Quanto è calda la vita che se ne va. Anche se da qui credo se ne sia già andata da un pezzo.
Non è tanto quel rosso scuro, quasi nero come questo momento.
Odio quella sensazione di caldo sulla mia mano e odio quell'odore che si insinua di continuo prima nelle mie narici e poi nel mio cervello (non è solo sangue, sono appena sopra la sua testa, e il cranio sotto è rotto...).
Usciva, come la vita se ne usciva da quel corpo inerte, da quel nulla senza ragione, da quell'ammasso pesante di carne e di alcool.
Troppo alcool quella sera.
E siamo a due. Se non tre.
Ma l'altro mi aveva fatto schifo, mi ripugnava. Per tutta la notte non ero riuscita a pensare che a quel corpo privato della sua identità, deturpato, come senza dignità.
Solo più tardi mi accorgerò di tutto il resto.
E stavolta come sarà? Come diavolo si fa a ridursi così!?
Sento che scorre sulla mia mano.
Ad ogni soffio d'aria che entra nelle sue narici e nella sua bocca, sulla mia mano il rivolo si fa più corposo e riceve una spinta in più.
Mi fa schifo anche questo.
Sono a venti centimetri dalla mia mano. E dal suo orecchio.
Sulla mia mano quel liquido è maledettamente caldo, e ogni volta che il versamento è incoraggiato dall'aria introdotta dall'esterno, non posso che constatare quanto cavolo è caldo l'interno di un corpo. Quanto è calda la vita che se ne va. Anche se da qui credo se ne sia già andata da un pezzo.
Non è tanto quel rosso scuro, quasi nero come questo momento.
Odio quella sensazione di caldo sulla mia mano e odio quell'odore che si insinua di continuo prima nelle mie narici e poi nel mio cervello (non è solo sangue, sono appena sopra la sua testa, e il cranio sotto è rotto...).
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