Ieri mattina un piccolo scontro con la morte, una visione rapida ma interrogativa. Vivere in un posto dove si maneggiano morte e vita, ma dove avevo sempre ragionato in funzione di quest'ultima. Poi a un tratto sbattere il naso contro un vetro ed accorgersi che c'è anche la morte. Nascosta dietro una porta chiusa. Chiara sul viso di uno sconosciuto.
Poi durante la sera ho scritto di Gabriele. Che ancora non c'è, che aspetta la vita vera raccolto in una bolla di sapone. Ho pensato alla vita che verrà. E a tutte quelle cose che ho già scritto prima.
Oggi invece faccio un passo indietro. O un passo avanti. Non credo ci sia una direzione, forse è un cerchio, forse semplicemente non ho idea di dove mettere i piedi e calpesto sempre gli stessi spazi, confondo le mie orme ai miei occhi e rimango lì con lo sguardo inebetito a fissare i miei passi che sembrano non trovare alcuna coerenza.
Lui di là ha fatto finta di niente per un po', anche se la tensione era palpabile, poi a un certo punto è scoppiato a piangere. L'auto è partita poco dopo.
Siamo qui in tre e io sono ancora l'unica che si ostina a trattenere la maschera. Faccio fatica, sento l'addome che fa fatica a rimanere teso, sento la testa che si sforza di distendere la rugiada, che cerca di non rimuovere la ruggine.
Sono rimasta solo io in questa stanza. L'unica a fare finta. Io e questa musica, che sembra insolitamente fastidiosa e ironica.
Il telefono è squillato ora. Hanno già calato il sipario.
"Ma che ore sono?"
"Le quattro e mezza, nonna"
"Ah però.. quanta gente che c'è in giro la mattina a quest'ora"
Ti voglio bene
"Le quattro e mezza, nonna"
"Ah però.. quanta gente che c'è in giro la mattina a quest'ora"
Ti voglio bene
2 commenti:
Ciao nutty, comprendo profondamente quello che hai descritto in questo post e mi riporta indietro di qualche anno, alle prime volte che frequentavo i reparti... scrivimi se ti va. ciao! Giulia
1 abbraccio...
(virtuale ma whatever...)
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